Dipendenza da Internet

J Giugno 2008

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La comunicazione sociale oggi è facilitata da Internet, uno strumento che consente di oltrepassare le barriere del tempo e dello spazio. Il popolo dei “navigatori” è cresciuto enormemente e comprende ormai ogni età. Attraverso internet si gioca, ci si informa, si studia, si comunica, si vende, si compra, si lavora, ci si sperimenta in realtà virtuali. Ma tutta questa facilitazione non è rimasta scevra da cattivi usi e da abusi tanto che, negli ultimi anni (1995, Goldberg), ha cominciato a evidenziarsi una nuova forma di dipendenza nel campo della salute mentale, definita internet-dipendenza, Internet Addiction Disorder (I.A.D.).

 

Predisposizione

I soggetti a rischio hanno un’età compresa tra i 15 e i 40 anni, hanno una buona conoscenza dell’informatica, spesso sono isolati per ragioni lavorative (es. turni notturni di lavoro) o geografiche e solitamente presentano problemi psicologici, psichiatrici o familiari preesistenti alla Rete-dipendenza (tra questi problemi spiccano solitudine, insoddisfazione nel matrimonio, stress collegato al lavoro, depressione, problemi finanziari, insicurezza dovuta all’aspetto fisico, ansia, lotta per uscire da altre dipendenze, vita sociale limitata, etc…)

 

Sintomatologia

I sintomi più frequenti: ansia, insonnia, depressione, alterazione del ritmo sonno-veglia, distorsione del tempo, alterata percezione di se stessi, disturbi della personalità, riduzione della capacità di relazione e del contatto con la realtà, la sfera affettiva e il lavoro, perdita della capacità di limitare il tempo trascorso in Rete, a danno di ogni altro impegno.

 

Le 3 tappe nel percorso verso la forma più stabile della Dipendenza Patologica dalla Rete.

 

1.   Fase iniziale: attenzione ossessiva per temi e strumenti inerenti l’uso della rete che genera comportamenti quali il controllo ripetuto della posta elettronica durante la stessa giornata, la ricerca frequente di programmi e strumenti di comunicazione particolari, prolungati periodi in chat.

 

2.  Fase tossicofila: aumento del tempo trascorso on-line (spesso anche nelle ore lavorative e nelle ore notturne), con un crescente senso di malessere, di agitazione, di mancanza o di basso livello di attivazione quando si è scollegati (una condizione paragonabile all’astinenza).

 

3.  Tossicomania: rete-dipendenza ad ampio raggio che compromette il funzionamento della persona nelle diverse aree di vita (lavorativa, sociale, affettiva, scolastica). Si distingue tra:

 

 

La Rete, in virtù delle sue enormi risorse (come per es. annullare i problemi della distanza o del tempo, offrire la possibilità di cambiare identità e personalità attraverso la sperimentazione di realtà virtuali, sospendere conseguenze e responsabilità delle proprie azioni) può indurre deleterie sensazioni di onnipotenza.

La caratteristica costante che fa da sfondo ad ogni Dipendenza da Internet è la capacità della rete di rispondere (o illudere di rispondere) a molti bisogni umani (comunicazione, appartenenza, conoscenza, sperimentazione di parti di sé altrimenti inaccettabili, sospensione delle responsabilità..), consentendo di sperimentare vissuti ed emozioni intense, sentendosi, al contempo, protetti.

Per i giovani in età di sviluppo e per alcuni soggetti predisposti, l’abuso della rete può creare confusione nella distinzione tra reale e virtuale, tra cosa fa parte di Sé reale e cosa è possibile sperimentare solo virtualmente. E l’abuso di forme di interazione e sperimentazione di Sé nel virtuale può accompagnarsi quindi a deficit o deformazioni del normale sviluppo delle abilità emotive e sociali.

 

La prevenzione rimane un utile strumento per tutti, con speciale attenzione ad alcune regole nell’utilizzo di Internet da parte di chi già è coinvolto in un disagio psicologico:

- limitare la quantità di tempo trascorso quotidianamente on line (non più di una o due ore), possibilmente non instaurando un’abitudine quotidiana che deve essere a tutti i costi rispettata

- integrare le attività on line con simili attività reali (es. acquisti, svaghi o relazioni sociali), poiché in tal modo non si trasforma la Rete nello strumento privilegiato di relax, di evasione e di contatto con se stessi

- la socializzazione reale non deve mai essere totalmente sostituita da quella virtuale

- nel caso in cui si avverta una necessità coatta e incontrollabile di collegarsi ad Internet, occorre chiedere un aiuto competente.

 

 

APPROFONDIMENTI BIBLIOGRAFICI

·   AA.VV., 1998, La realtà del virtuale, Laterza, Bari.

·   Cantelmi T. e al., 2000, La mente in Internet. Psicopatologia delle condotte on-line, Padova, Piccin.

·   Oliviero Ferrarsi A., Malavasi G., 2001, La maschera dei desideri. In Psicologia contemporanea, 166, 30-37.

·   Pravettoni G., Beria A., Guberti S., 2004, Internet: bisogno, paure , opportunità. In Psicologia contemporanea, 182, 58-64.

·   Pravettoni G., 2002, Web psychology Guerini, Milano.

 

 

 

 


Autobiografia in 5 brevi capitoli - di Porscia Nelson

J Maggio 2008

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La guarigione consiste nell’imparare progressivamente ad esercitare nuove scelte. Ogniqualvolta la persona effettua un cambiamento significativo nel proprio copione di vita prova un’ebrezza naturale per diverse settimane o mesi. Poi, dopo un po’, spesso ritorna ad usare il vecchio comportamento, quasi volesse trovare ancora qualcosa di buono in esso. La differenza è che a questo punto si rende conto di dove è, si rende conto che quella posizione non è più soddisfacente e non ci rimane a lungo. Ora ha nuove opzioni e ne esce più rapidamente. Ben presto non eserciterà più alcun richiamo e abbandonerà del tutto il vecchio comportamento.

 

 

Primo capitolo

Cammino per la strada.

C’è una profonda buca nel marciapiede.

Ci cado.

Sono persa. Sono impotente.

Non è colpa mia.

Ci vorrà un’eternità per trovare come uscirne.

 

Secondo capitolo

Cammino per la stessa strada.

C’è una profonda buca nel marciapiede.

Fingo di non vederla.

Ci ricado.

Non riesco a credere di essere nello stesso posto.

Non è colpa mia.

Ci vuole ancora molto tempo per uscirne.

 

Terzo capitolo

Cammino per la strada.

C’è una profonda buca nel marciapiede.

Vedo che c’è.

Ci cado ancora… è un’abitudine.

I miei occhi sono aperti. So dove sono. E’ colpa mia.

Ne esco immediatamente.

 

Quarto capitolo

Cammino per la strada.

C’è una profonda buca nel marciapiede.

La aggiro.

 

Quinto capitolo

Cammino per un’altra strada.

 


Quando si parla di disturbo psicologico? Come affrontarlo?

J Maggio 2008

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QUANDO SI PUÒ PARLARE DI UN VERO E PROPRIO DISTURBO PSICOLOGICO?

 

Secondo le convenzioni internazionali il disagio causato dal problema, per essere definito disturbo psicologico, deve interferire in modo significativo con il funzionamento psicosociale della persona. In altre parole devono esserci difficoltà e compromissione nelle attività della vita quotidiana, nel lavoro o a scuola, oppure nei rapporti interpersonali e familiari. Il tutto accompagnato da sofferenza emotiva.

Naturalmente l’espressione individuale di un disturbo mentale può essere molto variabile per intensità, durata, sofferenza e grado di interferenza nel funzionamento psicosociale.

 

QUALI SONO I DISTURBI PSICOLOGICI ?

 

Le principali categorie di disturbi psicologici sono:

Disturbi d’ansia (attacco di panico, fobie, disturbo ossessivo compulsivo…)

Disturbi del controllo degli impulsi (cleptomania, piromania, tricotillomania…)

Disturbi del sonno (insonnia, narcolessia, bruxismo, sonnambulismo…)

Disturbi alimentari (anoressia, bulimia)

Disturbi dell’umore (depressione, disturbo maniaco depressivo…)

Disturbi di personalita’ (paranoide, borderline, narcisistico…)

Disturbi nell’infanzia (ritardo mentale, autismo, balbuzie, dislessia, enuresi, tic…)

Disturbi psicotici (schizofrenia, disturbo delirante)

Disturbi sessuali (impotenza, frigidita’, eiaculazione precoce, perversioni…)

Disturbi somatoformi (ipocondria, somatizzazione, conversione …)

Tossicodipendenza e droghe (stimolanti, oppiacei, cannabinoidi, alcol…)

Nuove dipendenze ( gioco d’azzardo, lo shopping e Internet).

 

QUALI CURE ESISTONO PER I DISTURBI “PSICOLOGICI”?

 

Le condizioni di sofferenza e malattia sono rivelatrici di un’integrità psicosomatica che richiede, per essere compresa, una visione multidisciplinare e complessa alla quale la scienza tradizionale, con le sue specializzazioni spesso settoriali e poco disposte alla collaborazione, non sembra essere ancora preparata. Ancora oggi infatti, alle soglie del XXI sec, persiste in molti studiosi l’idea di una separazione tra mente e corpo, tra salute fisica e salute mentale. Da questo ne deriva un approccio terapeutico solo settoriale e riduttivo (solo biologico o solo psicologico).

 

Non ha senso parlare di cure organiche contrapposte a quelle psichiche. Le malattie non sono né solo fisiche né solo psichiche. Tutte possono essere studiate e affrontate sia da un punto di vista biologico che da un punto di vista psicologico, con risultai diversi, che possono rivelarsi più o meno utili a seconda delle circostanze.

Compito del terapeuta, medico o psicologo che sia, è quello di valutare la situazione dalle diverse prospettive, privilegiando l’una o l’altra a seconda dei diversi momenti e bisogni del paziente. Nessun punto di vista comprende tutti i punti di vista, nessuno è superiore all’ altro. A volte può essere che un intervento, in quel dato momento, sia più indicato ed urgente dell’altro.

 

Per affrontare i problemi umani è necessario l’apporto di varie discipline e lo sviluppo di trattamenti integrati che considerino non solo gli aspetti di natura biologica, ma anche quelli psicologici, relazionali, sociali, ambientali.

 

 

Togliere un sintomo (per es. l’ansia) attraverso un farmaco (cura fisica), procura sicuramente sollievo al soggetto che ne soffre, ma se questa cura non è accompagnata da un percorso psicologico volto a comprendere le cause e le strategie che l’hanno creato ed alimentato (stile di vita personale, sociale, affettivo, lavorativo etc) e volto ad effettuare cambiamenti concreti, il sollievo ottenuto si rivelerà superficiale e spesso solo temporaneo e si assisterà al riproporsi ricorsivo dello stesso sintomo o di sintomi di altro genere. Viceversa, un lavoro di tipo psicologico, centrato sulla comprensione delle cause e sull’attivazione di cambiamenti concreti, spesso si rivela impossibile quando la persona è completamente debilitata dai sintomi fisici (per es. una ragazza anoressica che rischia la vita per la denutrizione) e necessita in primis di cure mediche

 

Le conoscenze raggiunte e le ricerche nel settore hanno ampiamente dimostrato l’efficacia terapeutica della collaborazione e della sinergia tra trattamenti psicologici e biologici. La separazione tra aspetti corporei e aspetti psicologici è un’idea erronea, che crea malessere e confusione nei pazienti stessi e che non garantisce loro un miglioramento completo e duraturo.


Quando e perchè chiedere aiuto

J Aprile 2008
                                    
                
      Obiettivo Benessere
 
In momenti critici della vita (fasi della crescita, cambiamenti, perdite etc.) mantenere uno stato di serenità e di benessere è più difficoltoso. A volte ci si sente, apparentemente, bloccati, in una situazione senza uscita, impotenti, soli.  Altre volte il malessere è una costante, qualcosa che ci portiamo dietro da molto tempo, quasi facesse parte integrante di noi.

 

Se ci si trova in una situazioni di sofferenza che si fa fatica a gestire, è meglio non lasciare passare molto tempo e non minimizzare la cosa. Affrontare le situazioni prima che si aggravino consente di trovare sollievo in tempi più brevi, prima che le conseguenze e le conseguenze delle conseguenze, abbiano reso tutto più complesso.

La sofferenza è un segnale di allarme utile ad attivarci. Non trascurare i segnali di sofferenza e prendersene cura è la decisione più sana e matura che possiamo prendere se vogliamo risolvere veramente il problema.

 

Impegnarsi per  il proprio benessere è una delle scelte che abbiamo a disposizione, l’alternativa che abbiamo alla passività e alla dipendenza (strategie che puntualmente non risolvono i nostri problemi).

 

Attraverso la consapevolezza dei processi che mettiamo in atto nel relazionarci con noi stessi, con gli altri e con i nostri obiettivi di vita e attraverso l’attivazione di scelte più coerenti con le nostre emozioni e con i nostri bisogni più autentici abbiamo la possibilità di realizzare e concretizzare il nostro benessere.

 

I corsi di formazione e crescita personale (per studenti, insegnanti, genitori, coppie etc.) sono un’occasione per accrescere l’autoconsapevolezza e per potenziare risorse personali specifiche (autostima, assertività, problem-solving, comunicazione etc.).

                                                                                                                                                                                                                    

La consulenza psicologica (individuale, di coppia, familiare) è un percorso a breve termine finalizzato alla comprensione e gestione di momenti contingenti e definiti di sofferenza. 

 

La psicoterapia individuale è un percorso di comprensione e cambiamento, profondo e globale, dei processi personali attraverso i quali la persona si limita e si mantiene nel disagio (di maggiore o minore entità); uno spazio dove rinnovare risorse, prospettive, scelte e dove sperimentare un ritrovato senso di controllo sulla propria esistenza.

 

Un primo colloquio informativo può dare tutte le informazioni necessarie a decidere se e come muoversi.

 


Scegliere di aiutarsi

J Aprile 2008

  

Che la vita di ciascuno di noi sia fatta anche di sofferenze si sa, è inevitabile. Ma non per questo dobbiamo considerarci anormali, malati o patologici. La sofferenza è un segnale di allarme, utile ad attivarci, diventa patologica solo quando non la usiamo come stimolo per capire e cambiare ciò che non va.

 

Indubbiamente c’è qualcosa che non funziona in quello che facciamo se, per esempio, col tempo non riusciamo ad ottenere ciò cui aspiriamo, o se ci logoriamo e ci accaniamo nel desiderare ciò che non abbiamo, o se il prezzo che paghiamo per ottenere qualcosa di importante è paradossalmente la nostra serenità.

 

Ognuno di noi si muove nel mondo usando una serie di convinzioni su se stesso, sugli altri, sulla vita in generale, un bagaglio di emozioni ad esse legate, una serie di abitudini e strategie pratiche atte a gestire situazioni e problemi. Convinzioni, emozioni e strategie comportamentali legate alla nostra storia, alle esperienze avute, al modo in cui noi le abbiamo elaborate, ai modelli che abbiamo avuto e deciso di prendere come riferimento.

 

Accade di frequente che il nostro metodo di pensare, sentire e agire, quello stesso che fino a ieri aveva funzionato o ci sembrava averlo fatto, ad un certo punto non ci vada più bene, o perché la situazione è cambiata, o perché il risultato non ci soddisfa più, o perché non siamo più disposti a pagare il prezzo eccessivo che richiede.

 

Capire in che modo i nostri stati d’animo e le nostre motivazioni profonde sono collegate a situazioni di questo tipo è il primo passo per aiutarci a costruire un certo livello di realizzazione personale e di benessere.

 

Impegnarsi per  sé stessi, per vivere pienamente la propria esistenza è una delle scelte che abbiamo a disposizione quando stiamo male, l’alternativa che abbiamo alla passività, alla fuga, alla rinuncia, alla rassegnazione vittimistica, alla rabbia inutile verso l’esterno. E’ una decisione che possiamo prendere, un’azione che possiamo compiere, forma di maturità e di coraggio.

 

Ognuno ha diritto alla felicità  e ognuno ha le capacità  e il potere  di raggiungerla.

Ma siamo i primi a doverci concedere questo diritto scegliendo per noi la strada della cura e non quella della trascuratezza.

 

Sfatiamo quindi il pregiudizio che solo il “pazzo” vada dallo psicologo. E’, al contrario, proprio chi vuole mantenere la propria salute, chi non vuole “impazzire”, chi sa valutare appropriatamente la propria situazione di disagio e sa dargli la giusta importanza che si attiva e chiede aiuto (usando in modo sano e protettivo i segnali che avverte e gli strumenti a disposizione) e si muove quindi verso il recupero di energia, benessere e autonomia.

 

Lo specialista in psicologia è uno strumento, una risorsa a disposizione di chi vuole fare qualcosa per cambiare ciò che non va … lo specchio attraverso il quale esplorarsi, comprendere come mai e in che modo ci si blocca nel raggiungere ciò che desidera, attivare e scoprire motivazioni e risorse assopite.