Il triangolo drammatico

J Giugno 2008

                                                          

 

 Stephen Karpman ha elaborato questo strumento, il triangolo drammatico, per analizzare i giochi psicologici (= serie di transazioni ulteriori effettuate da due persone in modo inconsapevole e che conducono le stesse, in modo ripetitivo e reciproco, a vivere emozioni spiacevoli). Egli afferma che ogniqualvolta noi effettuiamo un gioco psicologico entriamo in uno dei tre Ruoli:  

 

  Il SALVATORE: si prodiga nell’aiutare gli altri, spesso sostituendosi ad essi, quindi svalutandone le capacità di agire, pensare e gestirsi in modo autonomo (confermandone così il senso d’impotenza e d’inadeguatezza). Si attribuisce valore nella misura in cui è utile agli altri (evitando così di sentirsi Vittima). Ha bisogno di Vittime intorno a sé per continuare il Gioco.

 

  Il PERSECUTORE: per evitare di sentirsi Vittima invita gli altri ad assumerne il ruolo. Lo realizza attaccandoli, criticandoli, sminuendoli, giudicandoli, condannandoli, svalutandoli.

 

  La VITTIMA: si sente inferiore agli altri, svaluta la propria capacità di pensare e di agire. Va alla ricerca di un Persecutore o di un Salvatore che la assecondi nella sua posizione.

 

Ogni Ruolo comporta una svalutazione. Salvatore e Persecutore svalutano gli altri, la Vittima svaluta se stessa.

Sono tre Ruoli non autentici, non basati su una posizione adulta e su un esame realistico di se stessi, dell’altro e della realtà. Sono la proiezione sul qui ed ora di strategie infantili, anacronistiche e disfunzionali, di affrontare la vita.

 

Di solito la persona che effettua un gioco parte da uno dei tre Ruoli per poi spostarsi ad un altro. Questo spostamento di ruolo è palese nel momento della SORPRESA che caratterizza il Gioco, momento in cui i due partners cambiano posizione e rimangono entrambi stupiti di ciò che è successo (sebbene ne colgano il ripetersi).

 

 Es.

 

Passaggio da Salvatore a Vittima: Il gioco di Molly “Perché non provi a… “.

Passaggio da Vittima a Persecutore: Il gioco di Tom ” Sì… ma.”

 

Molly incontra Tom che ha l’aria affranta. Lui le dice: “Il mio padrone di casa mi ha buttato fuori, non so dove andare. Non so proprio cosa fare”. Molly preoccupata: “E’ terribile, come posso aiutarti?”. Tom sconsolato: “Non lo so” e rimane in attesa (Vittima). Molly allora dice: “Non scoraggiarti, prova a guardare nel giornale, puoi affittare una stanza” (Salvatore). Lui abbattuto: “Non ho abbastanza soldi”. Lei: “Posso darti un aiuto per questo”. Lui: “Carino da parte tua, ma non voglio la carità da nessuno”. Molly: “Beh, posso almeno prenotarti un letto all’ostello fino a quando non avrai risolto il problema?”. Tom infastidito: “Grazie, ma non credo riuscirei a stare in mezzo a tutta quella gente!”. Cade il silenzio. Molly non trova altre soluzioni. Tom tira un lungo sospiro, si alza e se ne va dicendo freddamente: “Grazie comunque per averci provato” (Persecutore). Molly si chiede “Ma che diavolo è successo?”. Si sente stupita, depressa, non all’altezza di aiutare gli altri (Vittima). Tom si sente indignato e pensa “incapace, sapevo che non mi avrebbe aiutato!”.

 

I.STEWART-V. JOINES “L’Analisi Transazionale. Guida alla psicologia dei rapporti umani” (pg. 301)

S. WOLLAMS – M. BROWN “ Analisi Transazionale. Psicoterapia della persona e delle relazioni” (pg. 183)

E. BERNE “ A che gioco giochiamo?”

 

 


Relazioni … sempre con lo stesso finale negativo

J Giugno 2008

.SCHED

E’ UN GIOCO?

 

Avete mai avuto un’interazione sociale nella quale voi e l’altro, alla fine, vi siete sentiti entrambi a disagio?  

 

Nella quale avete detto a voi stessi: “È successo di nuovo!”, “Pensavo lui/lei fosse diverso … e invece!”, “Come mai è successo di nuovo?”. Una situazione nella quale vi siete sorpresi per come sono andate a finire le cose, rendendovi conto, al contempo, che quel finale vi era familiare?

Se vi è successo, è molto probabile che, in linguaggio A.T., steste effettuando un “gioco” psicologico.

Eric Berne, fondatore dell’analisi transazionale, è stato il primo a parlare di “giochi” e a suggerire come analizzarli.

 

I Giochi hanno alcune caratteristiche precise:

1. sono RIPETITIVI: ogni persona gioca il suo preferito più e più volte. Attori e contenuti possono cambiare ma lo schema di base è sempre lo stesso.

2. sono INCONSAPEVOLI: la persona li mette in scena senza rendersene conto e, anche in fase finale, quando si accorge del ripetersi effettivo dello schema, non è consapevole di aver contribuito essa stessa a costruirlo.

3. comportano uno scambio di TRANSAZIONI ULTERIORI tra i giocatori: c’è uno scambio che avviene a livello sociale manifesto e un altro scambio, (ulteriore appunto), che avviene a livello psicologico, indiretto. E’ proprio quest’ultimo che determina l’andamento della transazione.

4. comporta un momento di SORPRESA o CONFUSIONE in cui il giocatore ha la sensazione sia successo qualcosa d’inaspettato. Le persone sembrano aver cambiato ruolo.

 

I giochi non sono divertenti. Allora perché li effettuiamo? Gli autori A.T. hanno suggerito numerose ipotesi.

Tutti concordano su un punto: nell’effettuare un gioco, la persona, invece di utilizzare risorse e opzioni adulte nella gestione della relazione, attiva quelle strategie che nell’infanzia aveva trovato funzionali ad ottenere attenzioni (positive o negative che fossero). Gli Schiff suggeriscono inoltre che i giochi derivino da rapporti simbiotici irrisolti nei quali ciascun giocatore svaluta sia se stesso che l’altro. Ogni gioco è un tentativo di mantenere una simbiosi non sana o una rabbiosa reazione contro la simbiosi stessa.

 

Un es.

 

Jack incontra Jean. Si innamorano e decidono di vivere insieme. All’inizio tutto va benissimo. Con il passare dei mesi Jack inizia a fare soffrire Jaen: ignora i suoi bisogni, le inveisce contro, la picchia, si ubriaca, spende il denaro di lei. Jean, nonostante tutto, continua a scusarlo. Più lui si fa aggressivo, più lei si sente ferita, più lo scusa. Questo per tre anni. Poi, senza preavviso, Jean lascia Jack per un altro uomo. Jack trova un biglietto a casa, dove lei le dice che se n’è andata per sempre. Jack rimane stupito “com’è potuto succedere?”. La rintraccia e la prega. Più lui la prega, più lei lo rifiuta duramente, più lui si sente male. Jack si sente depresso, abbandonato e si chiede “cos’ho che non va?” “mai più!”. La cosa strana è che Jack ha già avuto due esperienze di rifiuto che hanno seguito lo stesso schema. Lo schema si ripete e lui torna a sentirsi sorpreso e rifiutato. Jean, dal canto suo, è già stata maltrattata da altri uomini. All’inizio lei ha accettato e poi, improvvisamente, ha rifiutato tutto, dicendosi per l’ennesima volta “gli uomini sono tutti uguali”. Ciò nondimeno comincia rapporti con un altro uomo e la storia si ripete.

 

Un es.

 

Molly incontra Tom che ha l’aria affranta. Lui le dice: “Il mio padrone di casa mi ha buttato fuori, non so dove andare. Non so cosa fare”. Molly preoccupata: “E’ terribile, come posso aiutarti?”. Tom sconsolato: “Non lo so” e rimane in attesa. Molly allora dice: “Non scoraggiarti, prova a guardare nel giornale, puoi affittare una stanza”. Lui abbattuto: “Non ho abbastanza soldi”. Lei: “Posso darti un aiuto per questo”. Lui: “Carino da parte tua, ma non voglio la carità da parte di nessuno”. Molly: “Beh, posso almeno prenotarti un letto all’ostello fino a quando non avrai risolto il problema?”. Tom: “Grazie, ma non credo riuscirei a stare in mezzo a tutta quella gente!”. Cade il silenzio. Molly non trova altre soluzioni. Tom tira un lungo sospiro, si alza e se ne va dicendo: “Grazie comunque per averci provato”. Molly si chiede “Ma che diavolo è successo?”. Si sente stupita, depressa, non all’altezza di aiutare gli altri. Tom si sente indignato e pensa: “Sapevo che non mi avrebbe aiutato!”.

 

 

I.STEWART-V. JOINES “L’Analisi Transazionale. Guida alla psicologia dei rapporti umani” (pgg.295-327)

 


Corso sulla Comunicazione

J Aprile 2008

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Comunicazione Efficace e Transazioni Costruttive

Incontri di formazione

Corso base

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La realizzazione e il mantenimento di rapporti interpersonali soddisfacenti e costruttivi presuppongono l’apprendimento di alcune competenze comunicative di base. Tanto più queste vengono messe in pratica tanto più le persone rendono chiaro, autentico e trasparente il loro agire, riescono ad evitare incomprensioni e conflitti e a conseguire i loro obiettivi.

Questo aspetto è particolarmente importante per i genitori e gli insegnanti impegnati nel difficile ruolo di educatori e facilitatori della crescita dei ragazzi. Ma è altresì importante per chiunque voglia costruire relazioni volte al sostegno e alla realizzazione di entrambi i partner coinvolti

I partecipanti acquisiranno strumenti teorico-pratici attraverso i quali in primo luogo accrescere la consapevolezza delle proprie modalità comunicative e in secondo luogo sperimentare forme alternative e più funzionali di comunicazione e interazione.

Incontri di gruppo a modalità didattica-esperienziale.

L’Analisi Transazionale è il quadro teorico-pratico utilizzato a tale scopo.

 

Il corso si articola in 5 incontri di gruppo, ognuno della durata di 2ore, per un totale di 10 ore.

Il prezzo del corso è di 150 Euro (30 Euro ad incontro).

E’ previsto un incontro iniziale informativo gratuito.

 

Programma :

1 incontro:   Le Posizioni Esistenziali

2 incontro:  Stati dell’Io e transazioni

3 incontro:  Transazioni complementari, incrociate, ulteriori

4 incontro:  Competenze comunicative di base

5 incontro:  Riapprendimento

Conclusione