Comunicare: stili di risposta inefficaci

19 agosto 2012

Alcuni Esempi di risposte inefficaci

Generalizzare:

sono tutti così”, “va sempre così”

Moralizzare:

non è giusto fare così”

Giudicare :

è la giusta conseguenza di quello che hai fatto!”

Interpretare:

succede perché…”

Diagnosticare:

hai questo….”

Etichettare:

sei un pessimista!”

Spingere a fare:

Devi fare questo e questo..”

Negare e sottovalutare i fatti:

Tutto passa”

Profetizzare :

Le cose andranno così…”

Rassicurare:

Non ci pensare, sei forte!”


Comunicare: competenze di base. Fase 3 Rispondere

19 agosto 2012

La comunicazione è l’insieme di 3 momenti :

1 Ricezione del messaggio

2 Elaborazione del messaggio

3 Risposta

La modalità con la quale questi 3 momenti vengono realizzati può facilitare o al contrario rendere più difficoltosa la comunicazione.

RISPOSTA

La costruzione e il mantenimento di relazioni interpersonali positive richiedono l’apprendimento di alcune capacità basilari.

Tanto più queste vengono messe in pratica tanto più le persone rendono chiaro autentico e trasparente il loro agire, riuscendo a conseguire i loro obiettivi e a mantenere soddisfacenti relazioni con gli altri.

  1. COMUNICAZIONE DESCRITTIA

  2. COMUNICAZIONE RAPPRESENTATIVA

  3. FEEDBACK o COMUNICAZIONE REGOLATIVA

a. La comunicazione descrittiva:

La persona descrive la realtà così come si presenta senza valutarla né interpretarla. Verbalizza i fatti osservabili senza interrogarsi sulle cause (perché?), sullo sviluppo (da dove?), sulle conseguenze (a che cosa?), senza inserirli in categorie predefinite.

La persona dovrebbe solo chiedersi: cosa c’è qui?

Presuppone la disponibilità guardare i fatti senza precomprensioni.

L’opposto consiste invece nell’accostarsi ad una realtà relazionale interpretandolo, classificandolo, valutandolo in base ai nostri schemi di riferimento. Questo atteggiamento corrisponde alla necessità di orientarci meglio nelle situazioni che viviamo ma comporta la perdita della comprensione del fatto nella sua specificità.

Esempio

Comunicazione valutativa: Marco è un ragazzo insensibile (interpretazione, giudizio); Marco mi evita (interpretazione, giudizio)

Comunicazione descrittiva: Marco ha dato un calcio ad Andrea (descrive un fatto); Marco non è arrivato all’appuntamento (descrive un fatto, come una fotografia)

 

 b. La comunicazione rappresentativa: 

La persona manifesta in modo diretto il proprio vissuto rispetto alla relazione, assumendosi la responsabilità di ciò che vive e senza avere la pretesa di parlare in nome di altri o di giudicare. Presuppone la capacità di divenire consapevole dei propri stati d’animo, di esprimerli accuratamente e direttamente, di riconoscere l’opportunità di manifestarli.

E’ composta da 2 parti :

L’io-messaggio ( Io mi sento……..)

e l’indice referenziale (quando … quando tu…)

Nella nostra cultura spesso non comunichiamo in questo modo in quanto siamo abituati a vedere l’espressione dei nostri vissuti come qualcosa di inappropriato e indice di scarso controllo di sé stessi. Inoltre spesso ci blocchiamo per una serie di fattori soggettivi (timore della critica, del confronto, dell’intimità) e oggettivi (mancanza di tempi e spazi, clima sociale non positivo..).

Inoltre siamo abituati a dare la responsabilità di quello che sentiamo, pensiamo e facciamo agli altri, negando la nostra.

Esempio

Comunicazione accusatoria : Tu mi fai sentire male! Mi eviti e mi ignori! (interpretazione e accusa che sposta la responsabilità sull’altro)

Comunicazione autopresentativa : Mi sento triste quando tu non mi rispondi al telefono, penso che non desideri parlare con me

 

 c. La comunicazione regolativa: 

L’emittente verifica la reciproca comprensione e modula così il corretto andamento della comunicazione.

Dare e chiedere un feedback in modo corretto permette di evitare incomprensioni e conflitti dovuti alla percezione distorta dei messaggi.

c.1. Dare un buon feedback ( Io messaggio + indice referenziale + appello)

Parlare in prima persona prendendosi la responsabilità del proprio vissuto ( Io mi sento…), 

Riportare i fatti osservabili, senza valutazioni (quando fai x…), 

Rimanere nel qui ed ora, 

Formulare la propria richiesta ( e vorrei che )

esempio

Comunicazione regolativa: Mi arrabbio quando usi quella parole, puoi smettere?

 

 c.2.  Chiedere un feedback

Dire con precisione su cosa si vuole riceverlo, 

Verificare di aver capito, 

Non difendersi subito, 

Scambiare le proprie reazioni

esempio

Comunicazione regolativa Mi hai detto che non ti piace, cosa intendi precisamente?

 


Comunicare: competenze di case. Fase 2 Elaborazione

19 agosto 2012

ELABORAZIONE  (ascolto attivo) :

Consiste nella capacità di cogliere e discriminare le varie dimensioni del messaggio:

  • Il contenuto : notizie, informazioni, opinioni (di cosa parla?)
  • L’autopresentazione: ciò che l’altro rivela di sé (cosa mi sta dicendo di se’?)
  • L’appello: richiesta che fa nella comunicazione (cosa vuole raggiungere con questa comunicazione?)
  • La relazione: percezione che l’altro ha della relazione e di noi (come definisce il nostro rapporto?)

Elaborate le diverse dimensioni del messaggio si hanno i dati sufficienti per rispondere.

 


Comunicare: competenze di base. Fase 1 Ricezione

19 agosto 2012

La comunicazione è l’insieme di 3 momenti :

1 Ricezione del messaggio

2 Elaborazione del messaggio

3 Risposta

La modalità con la quale questi 3 momenti vengono realizzati può facilitare o al contrario rendere più difficoltosa la comunicazione.

LA RICEZIONE:

Una buona ricezione presuppone, da parte dell’ascoltatore, la capacità di distogliersi da sé stesso, l’intenzionalità di centrarsi sull’altro e l’impegno a comprendere il messaggio nel significato che ha per l’altro.

La ricezione presuppone quindi la capacità di sospendere i nostri giudizi e di tenere da parte i nostri schemi di riferimento (opinioni personali, soluzioni premature, valori personali) e di dare spazio e ascolto ai significati e ai contenuti che l’altro ci comunica. Presuppone attenzione verso l’altro (resistenza alle distrazioni, contatto oculare, capacità di osservare anche il comportamento non verbale dell’altro: movimenti del corpo, espressioni facciali, postura, cura di sé).

Una cattiva ricezione è rappresentata al contrario da un atteggiamento valutativo, interpretativo, distratto.


Aiuto psicologico

18 agosto 2012

Obiettivo: il benessere personale

 

In momenti critici della vita (fasi della crescita, cambiamenti, perdite etc.) mantenere uno stato di serenità e di benessere è più difficoltoso. A volte ci si sente, apparentemente, bloccati, in una situazione senza uscita, impotenti, soli.  Altre volte il malessere è una costante, qualcosa che ci portiamo dietro da molto tempo, quasi facesse parte integrante di noi.

 

Se ci si trova in una situazioni di sofferenza che si fa fatica a gestire, è meglio non lasciare passare molto tempo e non minimizzare la cosaAffrontare le situazioni prima che si aggravino consente di trovare sollievo in tempi più brevi, prima che le conseguenze e le conseguenze delle conseguenze, abbiano reso tutto più complesso.

La sofferenza è un segnale di allarme utile ad attivarci. Non trascurare i segnali di sofferenza e prendersene cura è la decisione più sana e matura che possiamo prendere se vogliamo risolvere veramente il problema.

 

Impegnarsi per  il proprio benessere è una delle scelte che abbiamo a disposizione, l’alternativa che abbiamo alla passività e alla dipendenza (strategie che puntualmente non risolvono i nostri problemi).

 

Attraverso la consapevolezza dei processi che mettiamo in atto nel relazionarci con noi stessi, con gli altri e con i nostri obiettivi di vita e attraverso l’attivazione di scelte più coerenti con le nostre emozioni e con i nostri bisogni più autentici abbiamo la possibilità di realizzare e concretizzare il nostro benessere.

 

corsi di formazione e crescita personale (per studenti, insegnanti, genitori, coppie etc.) sono un’occasione per accrescere l’autoconsapevolezza e per potenziare risorse personali specifiche (autostima, assertività, problem-solving, comunicazione etc.).

                                                                                                                                                                                                                    

La consulenza psicologica (individuale, di coppia, familiare) è un percorso a breve termine finalizzato alla comprensione e gestione di momenti contingenti e definiti di sofferenza. 

 

La psicoterapia individuale è un percorso di comprensione e cambiamento, profondo e globale, dei processi personali attraverso i quali la persona si limita e si mantiene nel disagio (di maggiore o minore entità); uno spazio dove rinnovare risorse, prospettive, scelte e dove sperimentare un ritrovato senso di controllo sulla propria esistenza.

 

Un primo colloquio informativo può dare tutte le informazioni necessarie a decidere se e come muoversi.

 

 


Rapporto di coppia: fasi evolutive

18 agosto 2012

le relazioni di coppia progrediscono attraverso normali fasi di sviluppo

lo sviluppo infantile del singolo partner influenza le fasi evolutive della relazione di coppia

ogni fase di sviluppo della coppia ha specifici obiettivi da soddisfare

ogni fase è più complessa della precedente e richiede nuove abilità basate sulla trasformazione e l’integrazione di ciò che esisteva nella precedente.

Quando i partners non progrediscono adeguatamente lungo queste fasi emergono difficoltà nella relazione. La fonte primaria di conflitto e divisione nella coppia è proprio il mancato raggiungimento, da parte di uno o entrambi i partners, dei compiti evolutivi necessari per procedere alla fase successiva

Gli stadi evolutivi della coppia

Un funzionamento “ideale” della coppia prevederebbe che i partners procedessero congiuntamente attraverso le stesse fasi evolutive nell’ordine previsto. Nella realtà si riscontra invece come la durata delle singole fasi sia spesso non sincrona nei due partners, come spesso i due si trovino in fasi diverse, bloccati nel raggiungimento di obiettivi evolutivi o bloccati in una dinamica di competizione infantile con l’altro, finalizzata ad affermare la priorità dei propri bisogni.

1- simbiosi

La relazione inizia con un periodo di innamoramento. Lo scopo di questa fase è stabilire un legame intenso che permetterà ai due partners di definirsi come coppia, di sentirsi complici e reciprocamente corrisposti. Le somiglianze vengono amplificate, le differenze minimizzate (fase dell’idealizzazione). Questa fase comporta la capacità di fondere i confini dei due. Spesso la coppia si isola dal mondo esterno. Approssimativamente questa fase dura 6-9 mesi; oltre questo periodo la fusione diventa sintomo di dipendenza e angoscia d’abbandono e può condurre alla strutturazione di coppie simbiotiche (tipo invischiato o dipendente-ostile).

2- differenziazione

Emergono le differenze tra i partners e quindi i primi conflitti. I partners hanno bisogno di conoscersi realisticamente (esame di realtà), accettare le inevitabili differenze e valutare le possibilità/disponibilità a venirsi incontro e crescere insieme. Va individuata la permanenza di alcuni processi simbiotici: per es. le manipolazioni finalizzate a cambiare l’altro, i tentativi di nascondere/evitare il conflitto impedendo la differenziazione. I sentimenti personali di delusione, perdita e tradimento devono essere affrontati insieme e risolti affinché la coppia consolidi un attaccamento sicuro. Lo scopo di questa fase è la capacità di esprimere e accettare le singole individualità e le reciproche differenze gestendole in modo costruttivo e soddisfacente per entrambi (capacità di problem-solving). La ridefinizione dei propri confini viene espresso attraverso attività e spazi separati. L’accettazione e l’espressione delle singole individualità conduce ad un senso profondo di cooperazione e intimità.

3- sperimentazione

Trovata la propria identità nella coppia ciascun partner cerca un’identità all’esterno della relazione. In questa fase sviluppare il sé sociale diventa prioritario rispetto alla relazione. Questa fase è fortemente influenzata dalle esperienze precedenti: da come l’individuo singolo ha sentito riconosciuti i suoi bisogni di esplorazione nella sua infanzia e da quanto la coppia è riuscita a definire un attaccamento sicuro nelle fasi precedenti. In ogni caso è una fase difficile: la fusione viene percepita come minaccia all’individuazione e all’autorealizzazione; la relazione tra i partners diviene secondaria; ci si difende dalla troppa intimità; la soddisfazione più eccitante proviene dall’esterno. Gli individui che non hanno attraversato una sana simbiosi e una buona differenziazione temono che la relazione minacci la loro fragile autonomia/individuazione oppure, al contrario, percepiscono l’autonomia dell’altro come un segnale di abbandono (coppia ostile–dipendente). Gli individui che hanno invece raggiunto una sana autonomia riescono ad apprezzare quella dell’altro e procedono gradualmente verso il riavvicinamento della fase successiva senza timori di perdere l’indipendenza raggiunta.

4- riavvicinamento

Le coppie che hanno attraversato in modo positivo le precedenti fasi riscoprono la voglia di impegnarsi costantemente con l’altro e di lasciarsi andare alla vulnerabilità e all’intimità. Alcune tensioni sono causate dall’ancora persistente oscillazione tra periodi di crescente intimità e sforzi di ristabilire l’indipendenza. Gli obiettivi di questa fase sono: la capacità di impegnarsi/coinvolgersi con l’altro (anche in situazioni di disaccordo) e di esprimere se stessi e la propria individualità senza paura di rendersi vulnerabili, di perdere autostima/autonomia, di allontanare il partner. Raramente queste coppie vengono in terapia se non per eventi stressanti esterni alla relazione (lavoro, trasferimento, malattia). Possibili conflitti nascono se uno dei due partner è ancora nella fase di sperimentazione.

5- interdipendenza

Si raggiunge la piena intesa: si è superato il difficile processo di conoscere sé e l’altro, integrare le diverse individualità, sviluppare strategie per corrispondere con rispetto e sensibilità ai bisogni di entrambi, condividere progetti e prospettive. I partners hanno consolidato reciprocamente la percezione della costanza dell’oggetto amato.


Psicoterapia: cos’è?

8 settembre 2008

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La psicoterapia è una branca specialistica della psicologia, si occupa della cura dei disturbi psicopatologici di diversa gravità, dal modesto disadattamento all’alienazione profonda, disturbi che possono manifestarsi in sintomi nevrotici oppure psicotici tali da nuocere al benessere della persona al punto di ostacolarne lo sviluppo e causarne fattiva disabilità; a tal fine si avvale di tecniche applicative della psicologia dalle quali prende specificazione: psicoterapia cognitivo-comportamentale, psicoterapia psicoanalitica, ecc.

 

Professionalmente la psicoterapia è una specializzazione sanitaria riservata a Medici e Psicologi iscritti ai rispettivi Ordini professionali e in Italia si consegue mediante un percorso formativo presso scuole di specializzazione universitarie ovvero in scuole di specializzazione private. Queste ultime sono legittimate da una Commissione di controllo del MUR – Ministero dell’Università e della Ricerca – ad erogare formazione specialistica.

 

Etimologicamente la parola psicoterapia, “cura dell’anima”, riconduce alle terapie della psiche realizzate con strumenti psicologici quali la parola, l’ascolto, il colloquio, il pensiero, la relazione, con la finalità del cambiamento consapevole dei processi psicologici dai quali dipende il malessere o lo stile di vita inadeguato (connotati spesso da sintomi come ansia, depressione, fobie, etc.).

 

I problemi oggetto di intervento dello psicoterapeuta vanno dal generico disagio esistenziale alle forme di disturbi più strutturati, fino alle più gravi forme di alienazione con interpretazione delirante della realtà, spesso con allucinazioni uditive, visive o tattili.

Possono essere affrontati fenomeni sintomatici quali l’ansia, la depressione, il disturbo maniacale, le fobie, le ossessioni, i disturbi del comportamento alimentare – anoressia e bulimia – e della sfera sessuale, il comportamento compulsivo, l’abuso di sostanze, etc. (i cosiddetti “disturbi di asse I del DSM“); così come i disturbi della personalità (“disturbi di asse II del DSM“), o forme di disagio non psicopatologicamente strutturato e fenomeni complessi quali il mobbing, il conflitto coniugale ed altri. In generale lo psicoterapeuta si può interessare anche di riabilitazione di soggetti con disturbi psichiatrici e della riabilitazione di tossicodipendenti, sia all’interno di strutture sanitarie pubbliche (per esempio i Centri di Salute Mentale per i soggetti psichiatrici e i SERT nel caso delle tossicodipendenze) o all’interno di Comunità Terapeutiche che possono esser sia pubbliche che private.