Vampiri Energetici

25 giugno 2017

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Il vampiro energetico è una persona passiva nel produrre autonomamente l’energia necessaria per vivere e gestirsi e che si accosta quindi all’altro, in un rapporto di dipendenza, al fine di “succhiare” comodamente quella altrui.

Quando subiamo l’attacco di un vampiro energetico in genere ci sentiamo spossati, deboli, depressi, privi di forze e spesso con l’autostima sotto i piedi.

Questo non significa che tutte le persone che ci fanno arrabbiare o con le quali litighiamo e abbiamo opinioni diverse siano etichettabili come vampiri di energia. Non possiamo certo demonizzare ed etichettare come vampiro chiunque ci metta i bastoni tra le ruote, ciò non è corretto ed è spesso solo un modo di deresponabilizzare noi stessi e non metterci in discussione.

I teorici hanno individuato alcune tipologie di vampiro energetico, ognuno con una sua modalità peculiare di dipendenza.

17 Tipi di Vampiri Energetici

 

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L’Approfittatore

Apparentemente premuroso ed attento ai vostri bisogni, è sempre pronto ad ascoltarvi e quasi pende dalle vostre labbra. In realtà è la sua tattica per succhiarvi energia e soprattutto per rubarvi le idee. Questo tipo di vampiro elegge la passività come suo stile di vita. Per quale motivo dovrebbe faticare per ideare progetti o farsi venire delle idee geniali, se invece può tranquillamente rubarle a qualcun altro? Solitamente questo tipo di vampiro è facile incontrarlo nel contesto lavorativo. Può altrimenti essere quella persona che vi chiede favori continuamente senza mai dare nulla in cambio.

L’Illuminato

Vi farà credere di avere poteri speciali e di essere in grado di compiere veri e propri miracoli. Il suo obiettivo è quello di avere più adepti possibili così avrà più serbatoi di energia a disposizione. Le vittime si sentiranno come ipnotizzate dal suo potere, doneranno tutto di se stesse e tenderanno a seguirlo con la speranza di alleviare le loro pene (cosa che in realtà potrebbero ottenere non avendo più a che fare con lui).

Il Pettegolo

Vive di pettegolezzi e malelingue inconsiamente utilizzati per esorcizzare e compensare la propria scarsa autostima. Suscitando l’attenzione dei suoi ascoltatori avrà tempo e modo di cibarsi della loro preziosa energia vitale.

Il Funesto

Per attrarre le proprie vittime ignare punta sulla catastrofe e sulla disgrazia. Annuncia fatti e supposizioni che seminano terrore, panico e paura al fine di indebolire chi lo ascolta e indurre confusione, apatia e perdita di speranza nel presente e nel futuro.

L’ Irascibile

Sceglie le sue vittime tra coloro che condividono il suo cattivo umore. Il suo obiettivo e il suo tranello è quello di rendere le persone che gli sono vicine iraconde e irascibili proprio come lui. Scatenando un clima di tensione continua avrà campo libero per prendere energia.

Il Chiacchierone

E’ la tipica persona logorroica ed egocentrica che parla per ore e ore dei suoi problemi senza mai ascoltare il proprio interlocutore o dargli modo di esprimere la propria opinione in merito. Così facendo però è in grado di calamitare l’attenzione delle proprie vittime per un tempo molto lungo, riuscendo senza difficoltà a nutrirsi di tutta l’energia vitale necessaria.

L’ Autoritario

È probabilmente una delle tipologie peggiori di vampiro energetico in quanto è in grado di annientare completamente le proprie vittime con il suo atteggiamento di superiorità, facendole sentire poco apprezzate, inferiori e sottomesse. Scatena una grande confusione mentale e il disperato tentativo di riconquistare la considerazione e la stima del vampiro. Instaura il cosiddetto rapporto vittima-carnefice in cui il vampiro di energia può nutrirsi di linfa vitale a proprio piacimento e in qualsiasi momento, mentre la vittima striscerà ai suoi piedi. E’ certamente una delle relazioni più difficili da sopportare e debellare.

L’ Ipocondriaco

Per attrarre le sue vittime questo vampiro punta sulla compassione e la preoccupazione. Inventandosi ogni giorno nuove malattie e malesseri che lo colpiscono, chiede aiuto alle altre persone suscitando il loro un sincero interesse. In questo modo creerà perciò un legame forte con coloro che si prodigheranno per alleviare le sue pene e i suoi malesseri, avendo così campo libero per succhiare energia.

L’ Altruista

Si dimostra sempre attento e pronto ad aiutare gli altri non volendo apparentemente nulla in cambio. In realtà è la sua strategia per legare a se le persone che con il passare del tempo pagheranno a caro prezzo e con la salute i suoi falsi favori.

Il Moralista

Scatena nelle proprie vittime un vero e proprio clima di terrore e paura servendosi di rigidi controlli morali. Le persone che cadono tra le sue grinfie si sentono continuamente impaurite dalla sua ira, temono ogni sua reazione e cercano in tutti i modi di compiacerlo.

Il Contestatore

Ogni occasione è buona per opporsi e contestare e il più delle volte le sue lamentale sono chiaramente infondate. Tuttavia è proprio qui che sta il suo potere: lamentandosi senza motivo susciterà comunque attenzione da parte delle sue vittime che confuse si chiederanno il perché delle sue frequenti contestazioni.

L’ Appiccicoso

La sua trappola per legare a sé la vittima è un sottile gioco seduttivo. Fa sentire la vittima importante, la seduce e poi sparisce per poi ritornare. E in questo continuo tira e molla succhiare energia diventa per lui un gioco facilissimo.

Colui che Rinfaccia e Riscuote

Questo vampiro di energia è convinto che tutto gli sia dovuto. Riscuote quindi e subito dopo rinfaccia tutto, ovviamente senza mai dare nulla in cambio. Le vittime di fronte al suo comportamento inspiegabile si sentiranno confuse e cercheranno quindi di trovare una spiegazione. Ed è in questi momenti che il vampiro avrà il campo libero per nutrirsi della loro preziosa energia vitale.

L’ Invidioso

Ha una scarsissima considerazione delle sue vittime che ritiene prive di qualsiasi talento (in realtà le sminuisce proprio perché è invidioso e cercherà in tutti i modi di ledere la loro autostima). Le vittime saranno quindi continuamente tese e dubbiose sulle loro capacità e il vampiro se ne approfitterà per prendere la loro energia.

Il Controllore

Uno dei peggiori tipi di vampiro di energia. Si farà credere apparentemente buono e pronto a prodigarsi per il bene delle proprie vittime, ma in realtà è il suo modo per mantenere il controllo e succhiare più energia che può. Appena possibile troverà modo di farle sentire in colpa scatenando il tipico clima di insicurezza favorevole alla sua azione ignobile.

Il Derelitto

Si presenta come una vittima del mondo, capitano tutte a lui. Così facendo farà di tutto per suscitare simpatia e pietà nella sua vittima. La condizione ottimale per avere la attenzione e nutrirsi di energia.

L’ Adulatore

Ricoprendo le sue vittime di falsi elogi e complimenti le fa sentire apparentemente importanti e considerate. In realtà è il suo modo per circuirle del suo potere ipnotico e deleterio, succhiandone la preziosa linfa vitale.

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La consapevolezza dei processi intrapsichici e interpersonali, la conquista dell’ autonomia psicologica (e quindi dei giusti confini) e la capacità di instaurare relazioni paritarie e reciproche sono le basi del benessere.

Leggendo queste tipologie avete scoperto di avere a che fare con una o piu tipologie di vampiro energetico? Potete adesso ipotizzare delle mosse per interrompere la dipendenza e ristabilire un confine sano al vampiro? … o forse, cosa ancora più interessante, avete scoperto di essere proprio voi un vampiro?! Come vi muoverete da oggi in poi?


Comunicare: stili di risposta inefficaci

19 agosto 2012

Alcuni Esempi di risposte inefficaci

Generalizzare:sono tutti così”, “va sempre così”

Moralizzare:non è giusto fare così”

Giudicare :è la giusta conseguenza di quello che hai fatto!”

Interpretare: succede perché…”

Diagnosticare: hai questo….”

Etichettare:sei un pessimista!”

Spingere a fare:Devi fare questo e questo..”

Negare e sottovalutare i fatti:Tutto passa”

Profetizzare :Le cose andranno così…”

Rassicurare:Non ci pensare, sei forte!”


Comunicare: competenze di base. Fase 3 Rispondere

19 agosto 2012

La comunicazione è l’insieme di 3 momenti :

1 Ricezione del messaggio

2 Elaborazione del messaggio

3 Risposta

La modalità con la quale questi 3 momenti vengono realizzati può facilitare o al contrario rendere più difficoltosa la comunicazione.

RISPOSTA

La costruzione e il mantenimento di relazioni interpersonali positive richiedono l’apprendimento di alcune capacità basilari.

Tanto più queste vengono messe in pratica tanto più le persone rendono chiaro autentico e trasparente il loro agire, riuscendo a conseguire i loro obiettivi e a mantenere soddisfacenti relazioni con gli altri.

  1. COMUNICAZIONE DESCRITTIA

  2. COMUNICAZIONE RAPPRESENTATIVA

  3. FEEDBACK o COMUNICAZIONE REGOLATIVA

a. La comunicazione descrittiva:

La persona descrive la realtà così come si presenta senza valutarla né interpretarla. Verbalizza i fatti osservabili senza interrogarsi sulle cause (perché?), sullo sviluppo (da dove?), sulle conseguenze (a che cosa?), senza inserirli in categorie predefinite.

La persona dovrebbe solo chiedersi: cosa c’è qui?

Presuppone la disponibilità guardare i fatti senza precomprensioni.

L’opposto consiste invece nell’accostarsi ad una realtà relazionale interpretandolo, classificandolo, valutandolo in base ai nostri schemi di riferimento. Questo atteggiamento corrisponde alla necessità di orientarci meglio nelle situazioni che viviamo ma comporta la perdita della comprensione del fatto nella sua specificità.

Esempio

Comunicazione valutativa: Marco è un ragazzo insensibile (interpretazione, giudizio); Marco mi evita (interpretazione, giudizio)

Comunicazione descrittiva: Marco ha dato un calcio ad Andrea (descrive un fatto); Marco non è arrivato all’appuntamento (descrive un fatto, come una fotografia)

 

 b. La comunicazione rappresentativa: 

La persona manifesta in modo diretto il proprio vissuto rispetto alla relazione, assumendosi la responsabilità di ciò che vive e senza avere la pretesa di parlare in nome di altri o di giudicare. Presuppone la capacità di divenire consapevole dei propri stati d’animo, di esprimerli accuratamente e direttamente, di riconoscere l’opportunità di manifestarli.

E’ composta da 2 parti :

L’io-messaggio ( Io mi sento……..)

e l’indice referenziale (quando … quando tu…)

Nella nostra cultura spesso non comunichiamo in questo modo in quanto siamo abituati a vedere l’espressione dei nostri vissuti come qualcosa di inappropriato e indice di scarso controllo di sé stessi. Inoltre spesso ci blocchiamo per una serie di fattori soggettivi (timore della critica, del confronto, dell’intimità) e oggettivi (mancanza di tempi e spazi, clima sociale non positivo..).

Inoltre siamo abituati a dare la responsabilità di quello che sentiamo, pensiamo e facciamo agli altri, negando la nostra.

Esempio

Comunicazione accusatoria : Tu mi fai sentire male! Mi eviti e mi ignori! (interpretazione e accusa che sposta la responsabilità sull’altro)

Comunicazione autopresentativa : Mi sento triste quando tu non mi rispondi al telefono, penso che non desideri parlare con me

 

 c. La comunicazione regolativa: 

L’emittente verifica la reciproca comprensione e modula così il corretto andamento della comunicazione.

Dare e chiedere un feedback in modo corretto permette di evitare incomprensioni e conflitti dovuti alla percezione distorta dei messaggi.

c.1. Dare un buon feedback ( Io messaggio + indice referenziale + appello)

Parlare in prima persona prendendosi la responsabilità del proprio vissuto ( Io mi sento…), 

Riportare i fatti osservabili, senza valutazioni (quando fai x…), 

Rimanere nel qui ed ora, 

Formulare la propria richiesta ( e vorrei che )

esempio

Comunicazione regolativa: Mi arrabbio quando usi quella parole, puoi smettere?

 

 c.2.  Chiedere un feedback

Dire con precisione su cosa si vuole riceverlo, 

Verificare di aver capito, 

Non difendersi subito, 

Scambiare le proprie reazioni

esempio

Comunicazione regolativa Mi hai detto che non ti piace, cosa intendi precisamente?

 


Comunicare: competenze di case. Fase 2 Elaborazione

19 agosto 2012

ELABORAZIONE  (ascolto attivo) :

Consiste nella capacità di cogliere e discriminare le varie dimensioni del messaggio:

  • Il contenuto : notizie, informazioni, opinioni (di cosa parla?)
  • L’autopresentazione: ciò che l’altro rivela di sé (cosa mi sta dicendo di se’?)
  • L’appello: richiesta che fa nella comunicazione (cosa vuole raggiungere con questa comunicazione?)
  • La relazione: percezione che l’altro ha della relazione e di noi (come definisce il nostro rapporto?)

Elaborate le diverse dimensioni del messaggio si hanno i dati sufficienti per rispondere.

 


Comunicare: competenze di base. Fase 1 Ricezione

19 agosto 2012

La comunicazione è l’insieme di 3 momenti :

1 Ricezione del messaggio

2 Elaborazione del messaggio

3 Risposta

La modalità con la quale questi 3 momenti vengono realizzati può facilitare o al contrario rendere più difficoltosa la comunicazione.

LA RICEZIONE:

Una buona ricezione presuppone, da parte dell’ascoltatore, la capacità di distogliersi da sé stesso, l’intenzionalità di centrarsi sull’altro e l’impegno a comprendere il messaggio nel significato che ha per l’altro.

La ricezione presuppone quindi la capacità di sospendere i nostri giudizi e di tenere da parte i nostri schemi di riferimento (opinioni personali, soluzioni premature, valori personali) e di dare spazio e ascolto ai significati e ai contenuti che l’altro ci comunica. Presuppone attenzione verso l’altro (resistenza alle distrazioni, contatto oculare, capacità di osservare anche il comportamento non verbale dell’altro: movimenti del corpo, espressioni facciali, postura, cura di sé).

Una cattiva ricezione è rappresentata al contrario da un atteggiamento valutativo, interpretativo, distratto.


Aiuto psicologico

18 agosto 2012

Obiettivo: il benessere personale

 

In momenti critici della vita (fasi della crescita, cambiamenti, perdite etc.) mantenere uno stato di serenità e di benessere è più difficoltoso. A volte ci si sente, apparentemente, bloccati, in una situazione senza uscita, impotenti, soli.  Altre volte il malessere è una costante, qualcosa che ci portiamo dietro da molto tempo, quasi facesse parte integrante di noi.

 

Se ci si trova in una situazioni di sofferenza che si fa fatica a gestire, è meglio non lasciare passare molto tempo e non minimizzare la cosaAffrontare le situazioni prima che si aggravino consente di trovare sollievo in tempi più brevi, prima che le conseguenze e le conseguenze delle conseguenze, abbiano reso tutto più complesso.

La sofferenza è un segnale di allarme utile ad attivarci. Non trascurare i segnali di sofferenza e prendersene cura è la decisione più sana e matura che possiamo prendere se vogliamo risolvere veramente il problema.

 

Impegnarsi per  il proprio benessere è una delle scelte che abbiamo a disposizione, l’alternativa che abbiamo alla passività e alla dipendenza (strategie che puntualmente non risolvono i nostri problemi).

 

Attraverso la consapevolezza dei processi che mettiamo in atto nel relazionarci con noi stessi, con gli altri e con i nostri obiettivi di vita e attraverso l’attivazione di scelte più coerenti con le nostre emozioni e con i nostri bisogni più autentici abbiamo la possibilità di realizzare e concretizzare il nostro benessere.

 

corsi di formazione e crescita personale (per studenti, insegnanti, genitori, coppie etc.) sono un’occasione per accrescere l’autoconsapevolezza e per potenziare risorse personali specifiche (autostima, assertività, problem-solving, comunicazione etc.).

                                                                                                                                                                                                                    

La consulenza psicologica (individuale, di coppia, familiare) è un percorso a breve termine finalizzato alla comprensione e gestione di momenti contingenti e definiti di sofferenza. 

 

La psicoterapia individuale è un percorso di comprensione e cambiamento, profondo e globale, dei processi personali attraverso i quali la persona si limita e si mantiene nel disagio (di maggiore o minore entità); uno spazio dove rinnovare risorse, prospettive, scelte e dove sperimentare un ritrovato senso di controllo sulla propria esistenza.

 

Un primo colloquio informativo può dare tutte le informazioni necessarie a decidere se e come muoversi.

 

 


Rapporto di coppia: fasi evolutive

18 agosto 2012

le relazioni di coppia progrediscono attraverso normali fasi di sviluppo

lo sviluppo infantile del singolo partner influenza le fasi evolutive della relazione di coppia

ogni fase di sviluppo della coppia ha specifici obiettivi da soddisfare

ogni fase è più complessa della precedente e richiede nuove abilità basate sulla trasformazione e l’integrazione di ciò che esisteva nella precedente.

Quando i partners non progrediscono adeguatamente lungo queste fasi emergono difficoltà nella relazione. La fonte primaria di conflitto e divisione nella coppia è proprio il mancato raggiungimento, da parte di uno o entrambi i partners, dei compiti evolutivi necessari per procedere alla fase successiva

Gli stadi evolutivi della coppia

Un funzionamento “ideale” della coppia prevederebbe che i partners procedessero congiuntamente attraverso le stesse fasi evolutive nell’ordine previsto. Nella realtà si riscontra invece come la durata delle singole fasi sia spesso non sincrona nei due partners, come spesso i due si trovino in fasi diverse, bloccati nel raggiungimento di obiettivi evolutivi o bloccati in una dinamica di competizione infantile con l’altro, finalizzata ad affermare la priorità dei propri bisogni.

1- simbiosi

La relazione inizia con un periodo di innamoramento. Lo scopo di questa fase è stabilire un legame intenso che permetterà ai due partners di definirsi come coppia, di sentirsi complici e reciprocamente corrisposti. Le somiglianze vengono amplificate, le differenze minimizzate (fase dell’idealizzazione). Questa fase comporta la capacità di fondere i confini dei due. Spesso la coppia si isola dal mondo esterno. Approssimativamente questa fase dura 6-9 mesi; oltre questo periodo la fusione diventa sintomo di dipendenza e angoscia d’abbandono e può condurre alla strutturazione di coppie simbiotiche (tipo invischiato o dipendente-ostile).

2- differenziazione

Emergono le differenze tra i partners e quindi i primi conflitti. I partners hanno bisogno di conoscersi realisticamente (esame di realtà), accettare le inevitabili differenze e valutare le possibilità/disponibilità a venirsi incontro e crescere insieme. Va individuata la permanenza di alcuni processi simbiotici: per es. le manipolazioni finalizzate a cambiare l’altro, i tentativi di nascondere/evitare il conflitto impedendo la differenziazione. I sentimenti personali di delusione, perdita e tradimento devono essere affrontati insieme e risolti affinché la coppia consolidi un attaccamento sicuro. Lo scopo di questa fase è la capacità di esprimere e accettare le singole individualità e le reciproche differenze gestendole in modo costruttivo e soddisfacente per entrambi (capacità di problem-solving). La ridefinizione dei propri confini viene espresso attraverso attività e spazi separati. L’accettazione e l’espressione delle singole individualità conduce ad un senso profondo di cooperazione e intimità.

3- sperimentazione

Trovata la propria identità nella coppia ciascun partner cerca un’identità all’esterno della relazione. In questa fase sviluppare il sé sociale diventa prioritario rispetto alla relazione. Questa fase è fortemente influenzata dalle esperienze precedenti: da come l’individuo singolo ha sentito riconosciuti i suoi bisogni di esplorazione nella sua infanzia e da quanto la coppia è riuscita a definire un attaccamento sicuro nelle fasi precedenti. In ogni caso è una fase difficile: la fusione viene percepita come minaccia all’individuazione e all’autorealizzazione; la relazione tra i partners diviene secondaria; ci si difende dalla troppa intimità; la soddisfazione più eccitante proviene dall’esterno. Gli individui che non hanno attraversato una sana simbiosi e una buona differenziazione temono che la relazione minacci la loro fragile autonomia/individuazione oppure, al contrario, percepiscono l’autonomia dell’altro come un segnale di abbandono (coppia ostile–dipendente). Gli individui che hanno invece raggiunto una sana autonomia riescono ad apprezzare quella dell’altro e procedono gradualmente verso il riavvicinamento della fase successiva senza timori di perdere l’indipendenza raggiunta.

4- riavvicinamento

Le coppie che hanno attraversato in modo positivo le precedenti fasi riscoprono la voglia di impegnarsi costantemente con l’altro e di lasciarsi andare alla vulnerabilità e all’intimità. Alcune tensioni sono causate dall’ancora persistente oscillazione tra periodi di crescente intimità e sforzi di ristabilire l’indipendenza. Gli obiettivi di questa fase sono: la capacità di impegnarsi/coinvolgersi con l’altro (anche in situazioni di disaccordo) e di esprimere se stessi e la propria individualità senza paura di rendersi vulnerabili, di perdere autostima/autonomia, di allontanare il partner. Raramente queste coppie vengono in terapia se non per eventi stressanti esterni alla relazione (lavoro, trasferimento, malattia). Possibili conflitti nascono se uno dei due partner è ancora nella fase di sperimentazione.

5- interdipendenza

Si raggiunge la piena intesa: si è superato il difficile processo di conoscere sé e l’altro, integrare le diverse individualità, sviluppare strategie per corrispondere con rispetto e sensibilità ai bisogni di entrambi, condividere progetti e prospettive. I partners hanno consolidato reciprocamente la percezione della costanza dell’oggetto amato.